“Non sei abbastanza povero”. È la risposta — detta o scritta — che stanno ricevendo centinaia di cittadini che hanno provato a richiedere il nuovo Reddito di Inclusione Attiva.
Persone con redditi da fame, affitti impossibili da sostenere, lavori precari e partite IVA minime. Tagliati fuori da un sistema che, ancora una volta, sembra pensato per chi sa come aggirarlo, non per chi prova a restare onesto.
Secondo le testimonianze raccolte da diverse testate locali, anche chi vive con meno di 800 euro al mese non rientra nei requisiti. Il motivo? “Reddito troppo alto” o “ISEE oltre la soglia minima”, anche per pochi euro.
A complicare la situazione, segnalazioni sempre più frequenti di beneficiari senza cittadinanza italiana o senza documentazione reddituale completa, che invece riescono a ottenere il contributo.
Una nuova ingiustizia, figlia di un sistema che premia l’invisibilità e punisce la trasparenza. E mentre i soldi pubblici si spostano da una misura all’altra, chi ha bisogno resta — ancora una volta — escluso e inascoltato.
