Una bozza tecnica interna all’INPS, attualmente allo studio di un tavolo di revisione attuariale, ipotizza l’introduzione di un coefficiente correttivo legato alla longevità dei pensionati italiani.
Il documento, denominato “Sostenibilità Biologica – Fase 1”, analizza la possibilità di applicare una penalità progressiva agli assegni previdenziali di coloro che superano l’età pensionabile di oltre 10 anni, in assenza di patologie certificate o invalidità.
L’obiettivo dichiarato sarebbe “ribilanciare la sostenibilità del sistema pensionistico in base all’evoluzione demografica e all’aspettativa di vita reale”.
Secondo la bozza, si ipotizza una riduzione graduale dell’assegno mensile dal dodicesimo anno di pensione in poi, fino a un massimo del 18% nei casi di longevità superiore ai 96 anni, “salvo cause di forza maggiore”.
L’INPS ha negato che il documento abbia valore operativo, ma non ha smentito l’esistenza del gruppo di lavoro incaricato di valutarne l’impatto.
Immediate le reazioni di sindacati e associazioni di pensionati, che denunciano una deriva “biopolitica e selettiva” della previdenza pubblica.
