Dopo la diffusione del documento EMA sul richiamo vaccinale Covid ogni 18 mesi fino al 2035, emergono nuovi dettagli su una possibile fase 2 del piano, ancora in fase di valutazione tecnica.

Secondo una nota riservata del gruppo di lavoro interministeriale, le autorità sanitarie starebbero discutendo l’ipotesi di introdurre misure “di compatibilità sanitaria” per l’accesso a determinati servizi pubblici.

Tra gli scenari proposti:

  • Accesso limitato o posticipato per utenti non in regola con il piano vaccinale
  • Priorità nelle liste sanitarie e assistenziali per chi segue il calendario raccomandato
  • Rilevamento automatico della cronologia vaccinale attraverso SPID e tessera sanitaria

La bozza tecnica, etichettata come “prospettiva strategica in fase di analisi”, specifica che non si tratterebbe di obbligo vaccinale, ma di “differenziazione nell’erogazione dei servizi in base al profilo sanitario aggiornato”.

Il Ministero della Salute non ha rilasciato commenti ufficiali, ma alcune fonti vicine al dossier parlano di “misure preventive necessarie in caso di recrudescenze virali nei prossimi anni”.

Associazioni per i diritti civili denunciano “una deriva silenziosa verso una sanità selettiva basata sulla conformità immunitaria”.

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